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La transumanza e la mucca Podolica: un patrimonio millenario per il futuro dei giovani e del Mezzogiorno

Agraria

La salvaguardia della razza bovina Podolica e la pratica millenaria della transumanza sono state al centro di un’importante giornata di confronto, promossa dal Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

I lavori sono stati aperti dal Prof. Marco Poiana, Direttore del Dipartimento di Agraria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel suo discorso di apertura e nei saluti istituzionali, il Direttore ha sottolineato l'importanza centrale del Dipartimento nel promuovere momenti di riflessione scientifica e culturale su temi che toccano da vicino l'identità e lo sviluppo del territorio.

Il Prof. Matteo Bognanno, delegato Job Placement e docente del Dipartimento di Agraria, in qualità di moderatore e coordinatore dei lavori, ha svolto un ruolo chiave sia nell'introduzione sia nella sintesi e chiusura del convegno. Nel suo intervento ha evidenziato il legame strategico tra formazione universitaria e sbocchi lavorativi nel settore agroalimentare, richiamando l'attenzione sulla necessità di coniugare la conservazione delle tradizioni storiche, con le nuove opportunità occupazionali e di sviluppo per i giovani. Nelle conclusioni finali, il Prof. Bognanno ha ribadito l'importanza di fare rete tra le Università del Mezzogiorno (Calabria, Molise e Sicilia), le associazioni di categoria (A.R.A. e A.I.A.) e le istituzioni regionali per trasformare la transumanza in una concreta leva socio-economica contro lo spopolamento delle aree interne.

Il convegno ha evidenziato come questa antica pratica pastorale rappresenti ancora oggi un elemento di forte identità culturale e territoriale per la Calabria e, più in generale, per le aree interne del Mezzogiorno. La transumanza non costituisce soltanto una testimonianza della tradizione rurale, ma rappresenta un sistema di gestione del territorio capace di intrecciare aspetti zootecnici, ambientali, economici e sociali.

Particolare rilievo assume in questo contesto la razza Podolica, strettamente legata ai sistemi di allevamento estensivo, la sua valorizzazione può contribuire alla tutela della biodiversità, alla conservazione dei paesaggi rurali e alla salvaguardia di un patrimonio di conoscenze e pratiche tramandate nel tempo.

Di particolare interesse è stata la dimensione interregionale del confronto, che ha permesso di mettere in relazione l’esperienza calabrese con altre realtà del Mezzogiorno storicamente legate alla pastorizia e alla transumanza.

Significativo è stato il contributo dell’Università degli Studi del Molise, rappresentata dal prof. Fabio Pilla che, con l’intervento “Transumanza 2.0: non solo zootecnia”, ha proposto una lettura della transumanza capace di superare la dimensione strettamente produttiva e zootecnica. L’intervento ha consentito di inquadrare la transumanza come un fenomeno complesso, nel quale allevamento, territorio, tradizione e sviluppo locale risultano strettamente interconnessi.

Dall’analisi sulla gestione di allevamenti di razza Podolica che effettuano la transumanza in Sila, condotta dalla Dott.ssa Annamaria Marzullo è emerso chiaramente la capacità della transumanza di fare da ponte ecologico, economico e culturale tra le aree montane (come l'altopiano della Sila) e le zone costiere e collinari marittime, della fascia jonica della regione Calabria.

Il dialogo tra territori diversi ha consentito di individuare elementi comuni e specificità locali, favorendo lo scambio di conoscenze e di buone pratiche. In questa prospettiva, rilevanti sono risultati gli interventi dei docenti del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università degli Studi di Catania (Di3A), che hanno consentito di affrontare il tema della

transumanza secondo una prospettiva fortemente orientata alla valorizzazione del territorio, dei sistemi zootecnici estensivi e delle produzioni agroalimentari.

L’intervento del prof. Salvatore Bordonaro, dedicato alla “Transumanza in Sicilia: da tradizione a promozione dei territori”, ha posto l’attenzione sulla possibilità di trasformare una pratica pastorale profondamente radicata nella storia siciliana in un elemento di valorizzazione territoriale e identità delle comunità locali, evidenziando le potenzialità della transumanza anche in relazione alla promozione delle aree interne e alla costruzione di percorsi di sviluppo sostenibile.

A questo contributo si è affiancato quello del prof. Guido Mangione, con l’intervento “Dal pascolo al formaggio: il ruolo dei sistemi estensivi nella qualità e nell’identità delle produzioni casearie”, grazie al quale si è approfondito il rapporto diretto tra sistema di allevamento, alimentazione al pascolo e qualità delle produzioni lattiero-casearie.

L’intervento del Direttore dell’A.R.A. Calabria, la dott.ssa Citraro, condividendo i risultati del progetto T.R.A.C.C.E, ha aggiunto una prospettiva direttamente legata al territorio e alle comunità degli allevatori, completando il quadro emerso dagli interventi scientifici delle Università. Ne è scaturita una lettura della transumanza come patrimonio da studiare, documentare, tutelare e valorizzare, attraverso una collaborazione sempre più stretta tra ricerca, istituzioni e mondo produttivo, grazie anche al docufilm dedicato alla transumanza e realizzato attraverso il coinvolgimento diretto degli allevatori, in collaborazione con la Regione Calabria.

La proiezione ha consentito di restituire una dimensione concreta e autentica del fenomeno, dando voce a coloro che quotidianamente vivono e praticano l’allevamento e la transumanza. Il valore del docufilm risiede proprio nella capacità di documentare non soltanto gli aspetti tecnici dell’attività pastorale, ma anche il rapporto umano, culturale e identitario che lega gli allevatori agli animali e ai territori.