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Laurea honoris causa in Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale a Francesco Rosi

27 Gennaio 2005
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Francesco Rosi

Francesco Rosi, riconosciuto Maestro e protagonista del cinema italiano ed internazionale dell’ultimo mezzo secolo, robusto scrittore e narratore, autore di un’opera nel suo complesso radicata nella cultura, nella letteratura, nella storia e nella realtà del nostro paese, ha narrato mirabilmente, anche sapendosi indignare, l’evoluzione etica, civile e politica degli italiani, e la loro presa di coscienza dei valori espressi da una corretta e disinteressata pianificazione e gestione del territorio.

Portatore di una visione del Cinema che, come egli stesso scrive, “riesce ad essere testimonianza di vita, la testimonianza della vita in un certo periodo storico”, coglie in modo magistrale fenomeni, mutamenti ed evoluzioni della nostra società, fornendo letture stilisticamente impeccabili e politicamente attendibili della città, del territorio e del paesaggio, cogliendo sempre contraddizioni, modi e cause della trasformazione, rappresentando con efficacia interessi ed aspettative delle forze che interagiscono, anche in modo conflittuale, nella società. Ma cogliendo anche i valori lirici legati alle specificità ed alle identità territoriali, compresi quelli dei “sud” e della civiltà mediterranea.

La forza dirompente del cinema di indagine e di proposta così bene rappresentato da Francesco Rosi – che dà una nuova spinta al cinema italiano uscito dal neorealismo storico –, la conoscenza dei luoghi, la fiducia nelle istituzioni preposte al governo della città e del territorio, magistralmente espresse in Le mani sulla città (1963), sono tuttora vive e coinvolgenti lo spettatore di oggi, anche quello più distante dalle tematiche specifiche e dalle culture tecniche, rappresentano ancora, a quarant’anni dal Leone d’Oro alla XXIV Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, una grande ed attuale “Lezione di Urbanistica”.

Una “lezione” valida in quel momento – gli anni sessanta – di grande trasformazione economica, politica e sociale, ma anche di grande resistenza al cambiamento ed alle riforme – a partire dalla riforma urbanistica – in nome di interessi “altri” rispetto a quelli di carattere sociale, il cui valore di “lezione”, pur avendone compreso e rappresentato i meccanismi più deteriori della rendita fondiaria, della speculazione edilizia e delle collusioni politica-malaffare, travalica con il suo linguaggio asciutto, essenziale ed incalzante, quel particolare momento storico, rivelandosi ad ogni visione e ad ogni lettura, un’opera filmica ed una “lezione” sempre più attuale.

Come sono sempre di più attuali le parole dell’epigrafe a Le mani sulla città, con la scritta che compare sui titoli di coda: “I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale ed ambientale che li produce”.

Nel cinematografo italiano del dopoguerra, è ancora Francesco Rosi che scrive, “la vita si rifletteva sullo schermo e si rifletteva anche lo scenario delle città, gli spazi, il modo in cui gli uomini vivevano o avrebbero dovuto vivere una vita umana in queste città”.

Gli alti valori sopra richiamati, ispiratori dell’opera complessiva del Maestro Francesco Rosi – ed in particolare del film Le mani sulla città –, attraverso una filmografia che nel corso di decenni ha saputo coniugare mirabilmente l’estetica, l’etica, la spinta civile, la socialità e la politica intesa come “valore alto”, pongono la sua poetica in piena sintonia con una disciplina, come l’Urbanistica, che vive nella logica delle trasformazioni e del loro governo, da subordinare all’interesse pubblico, e che non si nutre solo di dottrina e di specifici saperi, ma di più forti e più ampie motivazioni.

Senza i valori dell’estetica e dell’etica, senza la spinta civile, la socialità e la politica nei suoi valori più alti, non ci sarebbe stato il cinema di Francesco Rosi, e senza quegli stessi valori non potrà continuare ad esserci la stessa disciplina Urbanistica la cui ispirazione è a questi pro­fon­damente legata.

Programma

ore 10,30
Apertura della cerimonia
Alessandro Bianchi
Rettore Università Mediterranea

Allocuzione
Massimo Giovannini
Preside Facoltà di Architettura

Laudatio
Enrico Costa
Direttore Dipartimento S.A.T.

Lectio Doctoralis
Francesco Rosi
Una città un film

Proclamazione

ore 18,30
Inaugurazione della Mostra
PROIETTARE/PROGETTARE
Le mani sulla città: spazi, scene, ambientazioni
27 Gennaio - 6 Febbraio  Foyer del Teatro

ore 20,00
Proiezione
Le mani sulla città, regia di Francesco Rosi

Il Maestro FRANCESCO ROSI nasce a Napoli il 15 Novembre 1922, e, dopo una breve esperienza radiofonica e teatrale si accosta al cinema, scrivendo sceneggiature e lavorando con alcuni dei maggiori registi dell’epoca: con Luigi Zampa in Processo alla città (1952), con Michelangelo Antonioni ne I vinti (1953) e con Luchino Visconti in La terra trema (1950), Bellissima (1952) e Senso (1954).

In questa prima fase sviluppa un forte interesse per la realtà e la vita politica e sociale italiana, interesse che lo guiderà lungo tutta la carriera di “Autore” cinematografico, nella scelta di soggetti di impegno civile e politico, trattati spesso con il taglio narrativo dell’inchiesta “in presa diretta”.

Porta a termine nel 1950 Camicie rosse sulla “epopea garibaldina”, lasciato incompiuto da Goffredo Alessandrini, anticipando la successiva attenzione alle radici storiche del rapporto “nord-sud”.

Esordisce nella regia nel 1956, con La sfida, affrontando il tema della camorra nei mercati generali di Napoli. Il film era svolto con le tecniche proprie dei film gangster americani, e come questi si rivolge al tema della città e, nello specifico, degli approvvigionamenti e del ruolo della delinquenza nei delicati meccanismi del funzionamento della città.

Nel 1959 dirige I magliari, amara testimonianza sul malcostume di certa emigrazione italiana in Germania (Amburgo e Hannover), sottolineando come la scena urbana sia protagonista, con gli immigrati in lotta con altri gruppi etnici (i polacchi), di storie di emarginazione sociale.

Con Salvatore Giuliano (1961), Francesco Rosi raggiunse la sua maturità artistica, riuscendo a costruire uno “spazio lirico” all’interno di un film-documento (soltanto apparentemente arido) su una delle vicende più torbide della storia italiana del Novecento, e che trova le sue origini nelle modalità dell’unificazione risorgimentale e post risorgimentale.

Con Le mani sulla città (1963), vera e propria “lezione di urbanistica”, cronaca-storia del neorealismo nella decisa denuncia della speculazione edilizia a Napoli e dei meccanismi distorti della costruzione della città del secondo dopoguerra, vince il Leone d’oro alla XXIV Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il Leone d’oro ne sancisce la definitiva consacrazione come uno dei più rappresentativi e importanti registi del cinema italiano.

Seguono due prove cinematografiche su realtà ed identità multiculturali, meridionali e mediterranee, cogliendo tra i diversi aspetti quello etnografico e quello favolistico, quello tragico e quello surreale, dalla tauromachia iberica senza cedimenti a “letture alla Hemingway”, alla cultura contadina campana riletta dal Basile, ne Il momento della verità (1965) ed in C'era una volta... (1967).

L’impegno politico e civile della filmografia di Francesco Rosi è con­fer­ma­to dalle opere successive come:

  • in chiave storico-politica con Uomini contro (1970), “manifesto antimilitarista” tratto dal romanzo Un anno sull’altopiano di Emilio Lussu sugli aspetti meno nobili e più oscuri della Grande guerra;
  • in chiave più politica e storicamente più “ravvicinata” con Il caso Mattei (1972), che solleva interrogativi inquietanti sull'oscura fine di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, e protagonista del rapporto imprenditoria-politica;
  • in chiave storico-politica “istantanea” con Lucky Luciano (1973), che affronta i temi della mafia con attenzione ai collegamenti internazionali ed italo-americani del fenomeno, quasi “anticipando” la visione del giudice Falcone.

L’impegno politico e civile del cinema di Francesco Rosi permane “forte” anche nelle successive opere, quasi sempre di matrice letteraria, come:

  • Cadaveri eccellenti (1976), ispirato alla contemporaneità, e tratto dal romanzo Il contesto di Leonardo Sciascia, sulla tagliente metafora del rapporto fra eversione e potere, oggi diremmo i “poteri forti”;
  • Cristo si è fermato a Eboli (1979) dal capolavoro della letteratura antifascista di Carlo Levi, ancora sul rapporto fra culture italiane “diverse”, quella piemontese ed urbana propria del “confinato” e quella arcaico-contadina di una Basilicata ancora “rupestre” che durante il confino lo accoglie come italiano fra gli italiani;
  • Tre fratelli (1981), di diverse età e collocazioni sociali (magistrato, maestro ed operaio), ritrovatisi per la morte della madre, film sullo scontro generazionale e sul clima italiano negli “anni di piombo”;
  • Carmen, film-opera del 1984, rivisitazione dei temi “mediterranei”, in particolare di quelli tragici de Il momento della verità (1965);
  • Cronaca di una morte annunciata (1987) da Gabriel García Márquez, che riprende temi tragico-arcaici della cultura latina”;
  • Dimenticare Palermo (1990), ripresa del filone “rosiano” degli anni Settanta del film inchiesta e di denuncia, sui collegamenti internazionali ed italo-americani del rapporto mafia-politica;
  • La tregua (1997), dal celebre romanzo di Primo Levi, narrazione – che coniuga poesia del libro ed esigenze spettacolari della cinematografia – di una delle più grandi ed ancora incombenti tragedie dell'umanità, che ha portato all’annientamento di esseri umani incolpevoli.
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La Rivista

Direttore scientifico
Enrico COSTA

Comitato Scientifico
Alessandro Bianchi, Antonio Costa, Enrico Costa, Jean Gili, Gaetana Marrone Puglia, Mario Morcellini, Renato Nicolini, Giuseppe Tornatore, Mary Wood.

Comitato di Redazione
Andrea Fiorista, Antonino Falcone, Cosimo Griffo, Daniela Grillo, Michele Urbano.

CinemaCittà è un quadrimestrale bilingue che apre uno spazio inedito nel panorama culturale nazionale, di riflessione critica e di approfondimento tecnico-scientifico, sui temi legati al rapporto cinema-città; su come il cinema possa essere strumento di lettura della città, del territorio e del-l’ambiente, di documentazione delle tra-sformazioni territoriali, urbanistiche ed ambientali, e di guida alla progettazione.

Ciascun numero della Rivista CinemaCittà affronta un tema chiave, proponendo, nel suo corpo “centrale” che è la Sezione Didattica&Ricerca, gli argomenti e i risul-tati degli studi e dei lavori di ricerca più avanzati in merito alle tematiche proprie della cultura cinematografica, architet-tonica e urbanistica e della comunicazione.

La voce del Critico cinematografico e/o dello Storico del cinema e/o del-l’architet-tura e dell’urbanistica, è espressa nella Sezione L’Opinione, dove l’esperto di cinema, di architettura e di urbanistica si esprime su argomenti specifici ma ricon-ducibili ai temi più generali quali per esempio “la città nel cinema: ruolo, significato e rappresentazione urbana”, “apporti dell’arte cinematografica per l’analisi, lo studio e la progettazione della città”, ed altri ancora.

La Sezione L’Intervista dà voce ad un cineasta (regista, scenografo, direttore della fotografia, sceneggiatore, ed anche attore) il quale racconta l’idea e il ruolo che una particolare città ha nel suo o nei suoi film, oltre a riflessioni sul più generale tema dell’architettura, della città e del territorio presenti nella sua filmografia.

Il punto di vista dell’architetto o del-l’urbanista, dell’ingegnere, dell’artista, del sociologo e di quanti ancora operano su e per il territorio, è contenuto nell’apposita Sezione, Una Città, Un Film, che racconta, sotto forma di schede, le suggestioni urbane suscitate dalla visione di un film e l’interpretazione che di quella città viene data con gli occhi di un “tecnico” o di un “intellettuale”.

Non mancheranno, naturalmente, come in tutte le riviste, diverse Rubriche di informazione e di riflessione.

Direttore responsabile
Domenico Labate


Hanno scritto:
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