In riferimento all'articolo apparso su interlex , N. 376, del 26 giugno 2008, dal titolo "Un 'baco' che non c'è e una scorciatoia per i disonesti" di Manlio Cammarata

 

Cammarata scrive:

Il problema del documento che cambia contenuto non è nuovo.  E' stato sollevato nel lontano 2002, oggetto di approfondite discussioni su queste pagine

 

E' falso. Il problema era noto ben prima. Già la deliberazione AIPA 51/2000 introduce una serie di prescrizioni destinate alle PA sui formati da utilizzare, in riferimento alla non staticità dei documenti. Tuttavia, come osservato piu' avanti, tale fattispecie è diversa da quella individuata nel nostro studio.

 

Cammarata scrive:
Il legislatore ha risolto da tempo il problema: per essere "valido e rilevante a tutti gli effetti di legge" e quindi equivalente al documento cartaceo con firma autografa, il documento informatico deve presentare una serie di requisiti.  Prima di tutto "I documenti informatici devono essere presentati al titolare, prima dell'apposizione della firma, chiaramente e senza ambiguità" (CAD, art. 35, c. 2). Poi  "Il documento informatico sottoscritto con firma digitale o altro tipo di firma elettronica avanzata basata su un certificato qualificato e generata mediante un dispositivo sicuro per la creazione di una firma non produce gli effetti di cui all'articolo 10, comma 3, del testo unico se contiene macroistruzioni o codici eseguibili, tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati" (art. 3, comma 3 delle regole tecniche attualmente in vigore - DPCM 13 gennaio 2004).

I documenti utilizzati dai ricercatori calabresi non presentano questi requisiti. Quindi non possono essere validi ai sensi della normativa sulla firma digitale. Se qualcuno pensasse di servirsene per trarre qualcuno in inganno, potrebbe incorrere in uno dei reati di falso previsti e puniti dagli articoli 476 e seguenti del codice penale. Fine della questione.

 

Anche questo è falso. Relativamente a quanto prescritto dal CAD, art 35, comma 2, è sufficientemente evidente che un documento precostituito per l'attacco da noi documentato "si presentata al titolare, prima dell'apposizione della firma, chiaramente e senza ambiguità".
Ma d'altra parte il comma 2 del suddetto art. 35 NON RIGUARDA IL FORMATO O LE PROPRIETA' DEL DOCUMENTO, ma solo LE CARATTERISTICHE DEL DISPOSITIVO DI FIRMA E DEL SOFTWARE DI FIRMA. (Tra l'altro il comma 3 esclude da questa prescrizione le firme applicate mediante procedura automatica -- ma questo non è di rilievo). Quindi nulla ha a che vedere con la materia oggetto di discussione.

Relativamente all'art. 3, comma 3 delle regole tecniche attualmente in vigore - DPCM 13 gennaio 2004, è anche qui facile rendersi conto che tale prescrizione, cosi' come quella della (implicitamente abrogata?) deliberazione AIPA 51/2000, si riferisce alla possibile presenza di macro-codice o codice eseguibile nei documenti.

Il nostro attacco NON SI BASA SULL'INCLUSIONE DI MACRO-CODICE O CODICE ESEGUIBILE NEL DOCUMENTO, operando, per esempio, su un formato (come quello immagine - BMP) che non puo' contenere tali istruzioni. Del resto il CNIPA, mi ha confermato senza ambiguità la non diretta applicazione del sopra citato art. 3, e la necessità di adeguare le norme tecniche.

Detto questo non è da escludere che in giudizio potrebbe anche essere adottata un'applicazione estensiva di tale prescrizione, "assimilando" il nostro attacco a quello basato su documenti contenenti macro-istruzioni, ma questa è un'altra faccenda.

Attiene alla giusta facoltà del Giudice di compensare, secondo il suo prudente apprezzamento e l'applicazione della giurisprudenza, eventuali vacanze, aporie logiche, contraddizioni, che possono esistere (come in questo caso) nella normativa vigente. Ciò tuttavia non solleva il legislatore dall'obbligo di ridurre più possibile tali incogruenze normative.
Infine, che sulla base dell'attacco possono essere realizzati reati (frode informatica, falso in scrittura privata, falso ideologico, etc.) è più che lapalissiano.

E' il motivo per il quale ho ritenuto di dover divulgare più in fretta possibile questo studio, e di informare preventivamente (PRIMA DELLA PUBBLICAZIONE SCIENTIFICA) il CNIPA, quale organo di riferimento in questa materia.

 

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