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Agraria. Saluto al prof. Giuliano Menguzzato per il suo pensionamento

E’ la prima volta che mi ritrovo a raccontare di un collega che va in pensione.
E mi rendo conto che la probabilità di scivolare nella retorica dei discorsi da pensionamento è molto elevata. Tutti sappiamo quanto sia stato determinante il contributo del prof. Menguzzato per questo Dipartimento, la sua dedizione a questa Università, la sua profonda conoscenza del territorio forestale calabrese, la sua grande attenzione verso la didattica e la ricerca scientifica. Chiunque abbia avuto a che fare con il prof. Menguzzato, lo sa.
E allora, mi perdonerete se non mi soffermerò su queste cose, note a tutti, e mi limiterò invece a raccontare tre circostanze in cui la mia vita si incrocia con quella di Menguzzato. Tre episodi avvenuti prima che io arrivassi a Reggio Calabria, quasi a delineare, in anticipo, quale sarebbe stata la mia meta.
Conobbi e vidi per la prima volta il prof. Menguzzato nella mia terra, sul Gargano, credo fosse il 1994: 24 anni fa, in occasione di un meeting internazionale su un progetto denominato MEDCOP, con studiosi e ricercatori provenienti dal Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia.
Io, allora giovane dottorando di ricerca presso l’Università di Firenze, per quell’occasione mi occupavo della logistica e pertanto sapevo che tra i partecipanti vi era anche l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, rappresentata dai prof. Giuliano Menguzzato e Francesco Iovino, che all’epoca non conoscevo. D’altra parte, in quel periodo, poco o nulla sapevo della Mediterranea e dei suoi docenti.
Tuttavia, l’Università Mediterranea di RC e quella di Firenze erano le uniche due Università italiane che facevano parte di quell’importante progetto internazionale.
Ero, pertanto, abbastanza curioso di conoscere i professori di questa Università.
Eravamo in una fustaia di cerro di origine naturale (tra l’altro ubicata nel territorio del mio Comune, Monte Sant’Angelo), quando vidi arrivare i due professori calabresi: uno alto e maestoso, dall’aspetto gentile, l’altro un po’ più basso e dall’aspetto più sanguigno!
Ovviamente loro non fecero caso a me. Io invece, quasi a intravedere le connessioni che 12 anni dopo avrebbero connesso le nostre vite, fui in qualche maniera colpito dalle loro persone. Un ricordo mi è rimasto impresso. Vidi quello alto e maestoso (non sapevo ancora bene chi fosse chi) che, dopo aver osservato e valutato la rinnovazione naturale presente in bosco, confidava (con un basso tono di voce) qualcosa al suo collega di Università, ma che io non ero riuscito a sentire. Insomma, lo conobbi, ma non riuscii ad ascoltare la sua voce!
L’anno successivo, era il 1995, io, sempre dottorando di ricerca presso l’università di Firenze, sul solco di una traiettoria impossibile da decifrare, se non affidandoci, a seconda delle persone, al caso, oppure al destino, mi ritrovai, per una serie concatenata di eventi, tra cui anche la perdita di un treno che avrebbe dovuto portarmi da tutt’altra parte, mi ritrovai dicevo, nel golfo di Sant’Eufemia, in Calabria, per alcuni rilievi dendrometrici in una piantagione di Pino insigne. Ci rimasi tre giorni.
Tornato a Firenze, quando iniziai a scrivere il lavoro su quei dati rilevati, mi sono trovato immerso in un’ampia letteratura forestale calabrese, fra i cui Autori figurava quasi sempre il prof. Menguzzato.
E man mano che leggevo la sua produzione scientifica, nella mia mente si formava l’immagine di uno studioso riflessivo e attento alle dinamiche forestali, di uno studioso attento (già dagli anni ’80) alla corretta gestione di questa preziosa risorsa rinnovabile, dove già, nei suoi studi, si potevano intravedere i pilastri di quella che dal 1992 in poi (Congresso di Rio de Janiero) sarebbe stata chiamata Gestione Sostenibile. Nei suoi studi era già evidente l’equilibrio tra i fattori ecologici, economici e sociali. In effetti, qualche anno dopo scoprii che il prof Menguzzato apparteneva a quella corrente di pensiero, assolutamente innovativa e rivoluzionaria, già emersa nel lontano 1981 in un lavoro che è una pietra miliare delle Scienze forestali: “I massimi sistemi in Selvicoltura”.
Tuttavia, tornando a me, ancora una volta, il destino, oppure il caso, o forse qualcuno che gioca a dadi per me, traccia in una determinata direzione la mia vita, perché quel lavoro costruito anche sull’ampia letteratura scientifica del prof Menguzzato, in ambito scientifico viene molto apprezzato, e così quelle invisibili e non definite connessioni dettate dal caso o da un destino già prestabilito, mi portarono a volgere lo sguardo verso la Calabria.
Dunque, nel 1994 lo vidi e lo conobbi, nel 1995 iniziai a conoscere anche la sua scrittura e la sua produzione scientifica. La sua voce invece, mi era ancora del tutto sconosciuta.
Per i 10 anni successivi le nostre invisibili connessioni sembrarono essersi smarrite.
Lo rividi solamente nel novembre 2005, in occasione di una giornata di studio in onore del 70° compleanno del prof. Orazio Ciancio. A tutt’oggi, non so ancora i motivi per cui fui invitato anch’io a tenere un intervento. In tutti i modi, anche qui, qualcuno lanciò i dadi per me. Perché vi erano diverse tematiche, ognuna moderata da uno studioso diverso, e il mio intervento venne inserito nella sessione pomeridiana moderata dal prof. Menguzzato!
Ricordo la sua compostezza, il suo rigore, fatto soprattutto di sguardi e di gesti, di poche parole. Ero seduto al suo fianco, stavo per terminare il mio intervento quando, a un certo punto, mi allungò un braccio, mi guardò, ero certo che finalmente mi avrebbe rivolto la parola, ed avrei ascoltato la sua voce. Aspettavo questo momento dal lontano 1994. Invece mi allungò semplicemente un fogliettino, anche un po’stropicciato, dove, in maniera imperativa e con caratteri maiuscoli, era scritto: HAI UN MINUTO!
Quel minuto è poi diventato la mia vita accademica.
Grazie di tutto prof. Menguzzato!

di Pasquale Marziliano Docente del Dipartimento di Agraria Università Mediterranea di Reggio Calabria

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